Modello Strategico Integrato

“Non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha provocato il problema”        Albert Einstein

La Psicoterapia Strategica Integrata, nasce ufficialmente nel 2003 con la Scuola di Psicoterapia Strategica Integrata Scupsis di Roma e fonda le sue radici metodologiche sui principi teorici del costruttivismo, del gruppo di ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto, sul lavoro clinico di Milton Erickson e sull’antica filosofia greca e zen.

Perché Strategica e perché Integrata?

Strategica” in quanto basata su piani di azione che hanno l’obiettivo di produrre un mutamento nel “sistema percettivo reattivo del soggetto, rompendo il circolo vizioso su cui si fonda il problema. La psicoterapia strategica integrata è pertanto una terapia di tipo evolutivo, poiché mira al cambiamento: ristrutturando la “chiave di lettura” che il soggetto ha del mondo, si modificherà anche il modo di agire e relazionarsi a esso.

Integrata” perché guarda alla tradizione teorica di altri approcci servendosi di tecniche e strumenti che si rivelano utili per il cambiamento del paziente. Tutto ciò non in termini di eclettismo, ma sulla base di un approccio teorico di riferimento che fa da substrato per la creazione di sinergie terapeutiche utili nel percorso del soggetto.

Per poter avere un quadro più chiaro dell’approccio strategico integrato è necessario considerare i tre principali protagonisti:

Il soggetto portatore del problema:

La base da cui parte l’approccio strategico integrato è che “ognuno costruisce la realtà che poi subisce” (Watzlawick-Nardone, 1997). Ogni persona possiede una sua personale visione del mondo e un suo particolare modo di narrarla, ed è per questo motivo che il terapeuta strategico integrato considera il soggetto in un’ottica di peculiarità e unicità, per cui “il paziente A non è il paziente B” (Erickson, 1982). In terapia il soggetto porta la personale narrazione del suo mondo e la personale modalità di interazione con esso. È in questa prospettiva che la psicoterapia strategica integrata non abbraccia una concezione patologizzante e di passività dell’individuo, ma mira alla valorizzazione delle sue risorse evidenziando che, tanto quanto il paziente costruisce la percezione della propria realtà, tanto può diventare protagonista attivo nel cambiarla.

Il problema:

Con le migliori intenzioni spesso si ottengono i risultati peggiori”. L’aforisma di Oscar Wilde spiega perfettamente come si può strutturare e mantenere una situazione problematica: paradossalmente, le tentate soluzioni che il paziente mette in atto per risolvere il problema, il più delle volte, lo autoalimentano e lo irrigidiscono, invece che risolverlo. L’applicazione di reiterate “pseudo soluzioni” a una situazione di disagio incastra il paziente, nutre il problema e lo autoalimenta. Ad esempio, un soggetto che ha paura degli spazi aperti tenderà a evitare di affrontare situazioni di questo tipo ma, questa “soluzione” apparentemente efficace, renderà il problema sempre più cristallizzato e intrappolante. L’analisi delle tentate soluzioni disfunzionali utilizzate fino a quel momento consente da un lato l’esplorazione di quei comportamenti che sono stati messi in atto indiscriminatamente dal soggetto e che non hanno più efficacia e dall’altro permette di attribuire nuovi significati agli eventi, rompere quel circolo vizioso che blocca il soggetto e aumentare le sue possibilità di scelta. Inoltre, ogni comportamento ha un suo peso comunicativo e va letto in rapporto ai sistemi di relazione nei quali si manifesta, per cui il focus è posto non solo su “come” il disagio si è strutturato ma anche su “come” funziona nel “qui ed ora” del sistema relazionale del paziente, non tralasciando però il suo passato e gli eventi emotivi che possono essere identificati come significativi nella creazione del problema.

Il terapeuta strategico integrato:

Il terapeuta strategico integrato agisce come un facilitatore del cambiamento, co-costruendo insieme al paziente gli obiettivi della terapia. Nello specifico, formula ipotesi su come il problema funziona nella realtà del soggetto e, grazie all’uso di una comunicazione suggestiva, di tecniche strategiche e prescrizioni create ad hoc, induce la persona ad agire sulla base di “nuove lunghezze d’onda“, fornendo “nuove lenti” con cui guardare il mondo. Questa modalità “persuasiva” di intervento ha efficacia solo se alla base è stata costruita una relazione significativa tra terapeuta e paziente che possa consentire al soggetto di sperimentare “una base sicura” da cui partire per  agire. Diversamente dalle teorie psicoanalitiche, secondo cui è l’insight a produrre il cambiamento, nella psicoterapia strategica integrata non basta la consapevolezza, ma è l’azione e lo sperimentare la possibilità di una nuova cornice per la propria narrazione a rendere il mutamento reale e tangibile. Inoltre, l’obiettivo primario non è solo la risoluzione della sintomatologia o il superamento del blocco esistenziale del paziente ma piuttosto il consolidamento del cambiamento facendo leva sulle risorse del soggetto messe in atto nella conclusione del percorso terapeutico.

Concludendo, ciò che la psicoterapia strategica integrata vuole promuovere è il cambiamento perché come afferma Warren G. Bennis “se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto”

Buon cambiamento a tutti!

Bibliografia

  • Watzlawick P., Nardone G. (a cura di) (1997), Terapia breve strategica, Raffaello Cortina, Milano.
  • Erickson M. H. (1982), Opere, Astrolabio, Roma.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...